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Pétition | “Siamo al buio” dénonce la violence des renvois Dublin

En ligne depuis le 20 septembre 2018

S’appuyant sur un exemple récent de tentative violente de renvoi d’une mère accompagnée de ses deux enfants du Tessin vers l’Italie, un groupe de citoyens s’adresse au gouvernement pour dénoncer les pratiques coercitives et violentes en place lors de l’exécution de renvois Dublin. Le cas décrit la violence psychologique exercée par la police sur cette femme et ses deux enfants. Les pétitionnaires interpellent néanmoins les autorités de manière plus globale sur le non-respect des droits des enfants, le découragement systématique des espoirs des personnes réfugiées et la violence institutionnelle.

La pétition a été lancée sur le site Change.org où vous pouvez lire le texte et signer la pétition. Nous reproduisons le texte ci-dessous (en italien uniquement) .

Siamo al buio

Non si può più stare a guardare senza reagire! / On ne peut plus rester témoins sans réagir!

Restiamo umani! / Restons humains!

Le leggi possono esser applicate, senza violenza!/ Les lois peuvent être appliquées sans violence!

Siamo al buio

La notte tra l’11 e il 12 settembre alle ore due (02.00) la polizia ha fatto irruzione all’albergo La Santa di Viganello che ospita richiedenti l’asilo e prelevato una madre con due bambini di 8 e 4 anni trasportandoli con la forza fino all’aeroporto di Zurigo per dare seguito a una decisione squinternata di espulsione verso l’Italia.

La polizia ha in seguito costretto la madre e i due bambini a salire su un’aereo: i bambini  vomitavano e la madre in lacrime. All’alba l’equipaggio li ha fatti scendere. La polizia ha avvertito la madre che l’avrebbero riportata sull’aereo la settimana prossima e l’ha lasciata sola con i bimbi dicendole di arrangiarsi ad arrivare in Ticino. Per completare  l’opera  un’agente della polizia aeroprotuale ha mostrato alla madre e ai suoi due bambini una foto di una persona con mani e gambe legate e occhi bendati gridando: “la prossima volta vi metteremo sull’aereo così”.

Al di là della discussione sulla trafila burocratica denunciamo questa modalità violenta di dare seguito ad una disposizione che era in via di riesame. Non c’è nessun bisogno di irrompere di notte in un’abitazione e di terrorizzare una madre e due bambini. Non c’è nessun bisogno di interrompere in modo violento un percorso che stava ricostituendosi. La mattina i due bambini avrebbero dovuto andare a scuola e invece hanno imparato a loro spese cosa significa doversi confrontare con la violenza delle istituzioni.

Tutto ciò, a detta dei servizi cantonali preposti, “per evitare l’aggravarsi del trauma” (vedi Quotidiano delle 19, RSI La1, 13.9.18, primo servizio su una situazione analoga verificatasi la notte dopo)

Noi cittadini  e cittadine non ci riconosciamo in questo scoraggiamento sistematico della speranza, in questo palese disprezzo dei diritti dei bambini, in questa mancanza totale di riguardo per l’umanità fragile.

Chiamiamo in causa non solo i poliziotti che hanno dato seguito agli “ordini” ma anche chi richiede e legittima questa violenza istituzionale.


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